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Racconto gay e racconti (originali e fanfic) yaoi: sono la stessa cosa? Yaoi è un termine che viene usato nel mondo degli otaku (ovvero, gli appassionati di manga e anime); come ho potuto leggere su Wikipedia, “è un termine nato in ambito occidentale come acronimo di YAmanashi, Ochinashi, Iminashi che in giapponese significa "niente climax, niente risvolti, nessun significato".” Lo yaoi è lo sviluppo eroticamente palese dello shonen ai, cioè amore fra ragazzi (letteralmente tradotto). Ho potuto riscontrare alcuni topoi ricorrenti nelle fanfic yaoi che ho letto (o shounen ai, d’ora in poi li userò come sinonimi), e nei racconti originali scritti da autrici che principalmente si occupano, comunque, di fanfic.
Innanzitutto, ho osservato che sono esclusivamente ragazze a scrivere yaoi. E in secondo luogo, ho notato, come sottofondo comune a tutti i racconti, scritti più o meno bene, un miscuglio allucinante di sentimentalismo, effeminatismo, e atteggiamenti tipici della cultura giapponese, che è diversa, e lo ripeto sempre, moltissimo dalla nostra. I protagonisti sono sempre estremamente belli, giovani, attraenti, con fisici da impazzire. Si amano moltissimo al primo sguardo, trascorrono serate erotiche indimenticabili e perfette anche se sono alla prima esperienza (e suvvia, ma quando mai vanno così le cose?!). Hanno tutti membri enormi e li sanno usare benissimo. Vengono create con questo substrato delirante tantissime fanfic che non stanno davvero in piedi, con pairing incredibili, quasi che sembrano storie originali con nomi conosciuti (e la prima, da me più odiata, coppia in questo senso è la Harry/Draco!).Credo sia meglio, se proprio si vuole scrivere una bella storia erotica tra due ragazzi, crearseli da sé, i ragazzi, non accoppiare due che realmente (e cioè nel mondo reale creato dalla fantasia della loro autrice), non potrebbero mai neanche prendere un cappuccino insieme (pardon, due uova col bacon, visto che sono inglesi!) A questo punto, subentrano fanfic scritte basandosi su personaggi che sono omosessuali anche nella loro realtà fumettistica originale. E molte sono scritte bene, credibili, ma hanno sempre quel muoversi, parlare, tipico della cultura giapponese (cioè, quello che noi ricaviamo dai manga; nessuno di noi mi sembra poi così ferrato su quale sia, realmente, la cultura giapponese giornaliera); ci sono momenti, frasi, occhiate, che ambientate qui sarebbero diverse. E questo, è quindi, un meccanismo facile per scrivere: perché è difficile attenersi ad una realtà conosciuta, che (apparentemente) pone dei vincoli, e molto più semplice utilizzare un modello, che essendo poco conosciuto, può venir modificato leggermente senza che nessuno protesti. Poi si arriva a quelle persone che, per forza di cose, dopo aver sfornato milioni di fanfic, sentono una sete incredibile di qualcosa di proprio e si gettano sull’originale. Ma è difficile, dopo aver scritto le stesse cose per molte, molte pagine, trovare un proprio stile, capire dove e come si vorrebbero ambientare i propri racconti, con quali personaggi, e renderli reali. Mi è capitato di leggere alcuni racconti originali con nomi di protagonisti italiani (o al massimo, inglesi o pseudo-tali, che fa più trendy), ma scene totalmente estranee alla nostra vita giornaliera. Storie dove ragazze con nomi italiani vanno al liceo, ma hanno immancabilmente la gonnellina a pieghe, perché è più bella. O altre sottigliezze, più difficili da isolare, nel linguaggio, nelle relazioni. Poche sono quelle autrici che hanno trovato nell’originale qualcosa di proprio, esclusivo, caratteristico, in termini di racconti omosessuali. Parlo ancora al femminile, essendo partita dalle fanfic yaoi, ma suppongo ci siano anche dei ragazzi che scrivano racconti omosessuali. E qui vengo al nocciolo della questione. Qualche tempo fa si è scatenata su uno dei più grandi siti italiani dedicati al mondo yaoi, una disputa incredibile tra le varie scrittrici e un ragazzo gay, italiano, che denunciava di falsità quei racconti (nonché fumetti, fanarts, doushinji, etc.). Il ragazzo in particolare, diceva che quelle ragazze, essendo appunto ragazze e in gran parte etero, non potessero assolutamente raccontare storie gay, perché ne risultava fuori qualcosa di falso, distorto. Ci fu una grandissima polemica sul forum del sito in questione. Alla fine le webmistresses fecero una specie di dichiarazione, in cui si diceva che il racconto yaoi (fanfic o originale che sia) non è un racconto omoerotico, non è scritto per ragazzi gay ma solo per altre ragazze (o ragazzi) appassionati del genere; che non vuole assolutamente risultare realistico, ma anzi è basato su una serie di convenzioni e topoi partiti dal mondo giapponese (e io, personalmente, credo che comunque anche i gay giapponesi non si rispecchino molto nel genere yaoi). Lo definirono un gioco fra appassionate, e nulla di più. Da quel momento, almeno per chi è molto addentro al settore, la questione è stata molto più chiara e ora si fa una grande distinzione tra yaoi e narrativa/ letteratura omoerotica. E sopravvive la distinzione, che fa i racconti yaoi del tutto indifferenti o odiati dai ragazzi gay, mentre grandemente amati dalle ragazze otaku, che al contrario, non si appassionano alla letteratura (perché mancano scene di sesso platonico e invece ci sono i problemi quotidiani di una coppia gay, decisamente poco attraenti se non li si vive sulla propria pelle). Qui potrei continuare altre dieci pagine sulle differenze che gli otaku credono di dover rispettare, in fatto di stile, quando scrivono una fanfic e quando invece scrivono un originale. Che poi, secondo me, la vera rivoluzione sarebbe sradicarsi da questo stile piatto ed uniforme delle fanfic, per planare ognuno verso la propria vena creativa. Ma magari dedicherò a questo argomento un altro articolo! Dunque, per rispondere alla domanda iniziale, sono la stessa cosa? Assolutamente no! E già che ci sono, aggiungo che personalmente che i racconti yaoi non mi piacciono (e chi dice che sono omofobica, oddio! Ma allora non mi conoscete affatto, eheheh…), mentre mi piace molto la letteratura omosessuale, soprattutto se ben scritta. In questo senso, il mio scrittore preferito è senz’altro Michael Cunningham, che vi consiglio caldamente (autore de: Le ore, Una casa alla fine del mondo, Carne e sangue, Dove la terra finisce, Giorni memorabili).
postato da: Magherita alle ore 17:52 | link | commenti (25) |